Come leggere le analisi del sangue per coloro che praticano sport e bodybuilding

Come leggere le analisi del sangue per coloro che praticano sport e bodybuilding

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo articolo non sono un consulto medico e non sostituiscono, in nessun caso, il parere del medico. Le informazioni disponibili non devono in nessun caso essere considerate come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi senza che prima si sia consultato un medico. Consulta sempre il tuo medico curante. L utilizzo di tali informazioni è sotto la responsabilità, il controllo e la discrezione unica dell utente.

Nel Gruppo Facebook più volte ho notato come si crei subito allarmismo e insinuazioni sulla pericolosità di certe diete ed integratori nel momento in cui i risultati delle analisi del sangue dell’atleta sono fuori dal range standard indicato.
I bodybuilders, o comunque chi pratica sport con costanza ed impegno, tendono ad avere uno stile di vita migliore della media della popolazione:

mangiano facendo più attenzione alla composizione dei cibi, prediligono cibi più naturali, con meno zuccheri semplici, controllano l’introito dei grassi, fanno regolare attività fisica.
La conseguenza di uno stile che mira alla cura del proprio corpo è anche quella di sottoporsi più frequentemente a controlli medici di routine, tra i quali spiccano sicuramente le analisi del sangue. Nel nostro sangue sono disciolte sostanze che, a determinate concentrazioni, ci parlano di come il nostro organismo funziona, e sono spie importanti di malattie spesso in fase precoce.

Oggi parleremo del tuo caso: sollevi i pesi per passione o per professione, fai le analisi del sangue e il tuo medico sgrana gli occhi quando vede i risultati? Che succede? Cosa ha visto di alterato? Quali sono i valori ematici che possono ingannare un medico se ci si è sottoposti al prelievo del sangue senza un adeguato recupero dall’ultimo allenamento?

Prima di tutto faccio una breve premessa per i non addetti ai lavori su come si determinano i range per i valori negli esami di laboratorio.
I range o intervalli di riferimento sono quei numeri a destra della colonna del nostro valore delle analisi che ci indicano quanto “dovrebbe” essere grande quel valore. Esempio: GLICEMIA 90 mg/dl (70 – 105).
Come hanno fatto quegli illustri scienziati a dire che i valori di glucosio nel sangue dovessero essere compresi tra 70 e 105 mg/dl?

(Premessa: l’intervallo di riferimento o intervallo di normalità varia (leggermente o anche sensibilmente) a seconda della metodica che si utilizza per determinare quel singolo dato di laboratorio. Per fortuna oggigiorno in Italia le metodiche sono più o meno standard tra i vari laboratori e quindi questa differenza è passata in secondo piano, ma se confrontiamo i nostri valori di laboratorio con quelli di un americano scopriremo intervalli a volte diversi e anche unità di misura e ordini di grandezza diversi. Quindi, basta saperlo.)

Dicevamo, come facciamo a dire che la nostra glicemia deve essere compresa tra 70 e 105 per non accendere nel nostro medico la spia di una patologia?
L’intervallo di riferimento di ogni singolo valore nelle analisi di laboratorio si basa su una CURVA GAUSSIANA: si esegue lo stesso test (la glicemia per esempio) su miliardi di persone, si raccolgono tutti i dati; bene, questi saranno presumibilmente miliardi di dati diversi, potenzialmente infiniti; quando noi vogliamo rappresentare graficamente questi dati, quello che ci viene fuori è una curva gaussiana.


Praticamente, senza dilungarci in considerazioni matematiche, l’area grande verde al centro è quella che noi consideriamo di “normalità”, definita dai due intervalli ai lati (nel nostro caso della glicemia, 70 e 105). Ma come potete ben vedere abbiamo altre 2 aree più piccole, che rappresentano il 5% del campione, che si discostano dall area che noi definiamo come “normale”, ma non per questo si tratta di soggetti con patologia:tutti i campioni provenivano da persone sane.

Sono, infatti, soggetti sani che semplicemente non rientrano nella media standard o di normalità. Per fare un esempio pratico, capita spesso di vedere un soggetto sportivo agonista che abbia 65 di glicemia a digiuno al mattino senza avere un insulinoma (tumore che causa ipoglicemia perchè secerne insulina anche in assenza di incremento della glicemia), come capita di vedere persone che hanno 110 di glicemia e non hanno il diabete. Semplicemente questi soggetti sono dei FALSI POSITIVI, cioè individui sani, che però hanno valori patologici per un determinato esame di laboratorio. Sono il 5% della popolazione mondiale, capite bene che non è poco.

Premesso questo, passiamo ad analizzare le più comuni “false alterazioni” di dati di laboratorio in cui può incorrere un atleta che fa pesi.

Gli esami di laboratorio, per motivi di ordine pratico, si dividono in PANEL (pannelli), che racchiudono tutti gli esami da fare per testare la funzionalità di un determinato organo. Abbiamo il panel cardiaco, il panel epatico, il panel renale, il panel immunitario, emopoietico ecc.

Se ci si sottopone a prelievo senza un adeguato recupero dall’ultimo allenamento (che può variare da 3 fino a 7 giorni, il motivo sarà chiaro proseguendo la lettura) i panel che potrebbero presentare falsi positivi sono: cardiaco, epatico e renale.
Andiamo ad esaminare i valori nello specifico.

NEL PANEL CARDIACO troviamo un enzima che è di fondamentale importanza per la diagnosi di infarto del miocardio: la CK (creatin chinasi). Questo enzima si trova nella cellula muscolare cardiaca MA ANCHE NELLE CELLULE DEL MUSCOLO SCHELETRICO e in altri tessuti, come il cervello. La sua funzione consiste nel catalizzare la trasformazione della creatina in fosfocreatina, consumando ATP e liberando energia, che viene usata per la contrazione muscolare.

I valori normali di CK sono: 55-170 UI/l uomo; 30-135 UI/l donna

In caso di infarto del miocardio, si ha necrosi (morte) della cellula muscolare cardiaca, la membrana della cellula si disfa e l’enzima viene liberato nel sangue, quindi il suo valore aumenta nell’arco di 5 ore, raggiunge un picco dopo 18-36 ore che poi decade molto lentamente restando elevata per circa 3 giorni, che è il tempo che il fegato impiega per metabolizzare la CK (gli enzimi sono proteine).
Anche nel caso di una patologia chiamata rabdomiolisi, si ha innalzamento di CK.

Essendo la CK presente anche nelle cellule del muscolo scheletrico come nel cervello, un intenso workout produrrà rottura di miociti con versamento dell’enzima in circolo, che può arrivare fino a 100 volte il normale e, data la quantità maggiore, può permanere in circolo fino a 7 giorni, come testimoniato dal lavoro di Pettersson et al. 

E’ pur vero che esistono 3 diversi isoenzimi della CK, CK-MM, CK-MB, CK-BB, ma solo MM e BB sono altamente specifici, il primo per il muscolo scheletrico, il secondo per il cervello. Purtroppo per il cuore non c’è una specificità essendo la CK cardiaca 60% MM e 40% MB. Da questo nasce il problema dei falsi negativi.

Quindi se nella vostra routine di analisi trovate una alterazione della CK senza aver avuto segni e sintomi clinici di infarto del miocardio e vi siete allenati 3-7 giorni prima del prelievo, è molto probabile che l’alterazione sia dovuta all’allenamento; proprio per questo, nel lavoro di Mougios si sono stabiliti ALTRI intervalli di riferimento per la CK negli atleti che sono: 82-1083 UI/l negli uomini e 47-513 UI/l nelle donne.
Volete essere proprio sicuri, ad una certa età, di non aver avuto un infarto? Ci corrono in soccorso altri 2 valori di laboratorio, il dosaggio della CK-MB e della TROPONINA, e il CK index: (CK-MB ng/ml)*100/(CK totale UI/l).

NEL PANEL EPATICO possiamo riscontrare alterazioni importanti di alcuni enzimi: stiamo calmi, respiriamo profondamente, molto probabilmente non abbiamo un epatite e nessuno ci può accusare di fare uso di steroidi anabolizzanti (che producono simili alterazioni nel quadro epatico). Le alterazioni riguardano gli enzimi aminotrasferasi o transaminasi AST (GOT) e ALT (GPT) – tra parentesi è indicata la vecchia nomenclatura ancora in uso in qualche laboratorio. Questi enzimi sono deputati al metabolismo degli aminoacidi, ALT nel ciclo dell’alanina, AST in quello dell’aspartato, e sono importanti indicatori di danno epatico, perchè, essendo presenti all’interno dell’epatocita, un loro innalzamento nel sangue sta ad indicare, come per la CK, che numerose cellule epatiche si sono “rotte” e sono “morte” (danno epatocellulare) e hanno rilasciato in circolo l’enzima.

I valori normali di questi enzimi sono: ALT 7-55 UI/l uomini, 7-45 UI/l donne; AST 8-60 UI/l bambini, 8-48 UI/l uomini, 8-43 UI/l donne.

Negli atleti però, e quindi in chi pratica allenamento coi pesi, l’incremento dei valori ematici di questi enzimi rappresenta, come per la CK, un mero segno di danno muscolare da allenamento. Fowler et al. indicarono nello studio che anche 15 minuti di corsa sul tapis roulant portava ad importanti incrementi di transaminasi nel sangue, 8 miglia addirittura potevano produrre aumenti del 150%. Probabilmente il motivo è l’iperespressione di questi enzimi in individui che hanno un alto rate di catabolismo proteico a causa dell’esercizio fisico intenso.
Per quanto riguarda il caso delle transaminasi bisogna però fare un distinguo: l’alterazione in concomitanza dell’allenamento può essere dovuta all’allenamento, ma se si ripete il prelievo a distanza di 10-15 gg dopo almeno 7 giorni di astinenza completa da allenamento e i valori dovessero permanere alterati, quello allora sarebbe una spia o di danno epatico da sovrallenamento cronico (nei natural) o danno epatico da steroidi anabolizzanti, in genere quelli orali 17-alfa-alchilatistudio.

Nel panel epatico si può trovare alterato anche un altro enzima, che per fortuna viene sempre meno inserito negli esami di laboratorio di routine, l’LDH (lattico deidrogenasi). Questo enzima catalizza la conversione del piruvato, prodotto finale della glicolisi, in lattato in ambiente momentaneamente anaerobico come possono essere le cellule muscolari durante un workout coi pesi; inoltre lo stesso enzima è altamente rappresentato nel fegato dove catalizza la reazione opposta, ossia da lattato a piruvato (ciclo di Cori). Quindi questo enzima può essere liberato in circolo e aumentare sia per rottura delle cellule muscolari che epatiche.

Valori del panel epatico che invece non vengono modificati dall’allenamento, e quindi una loro alterazione non deve essere presa alla leggera, sono: BILIRUBINA, GAMMA-GT, POSFATASI ALCALINA (ALP).

NEL PANEL RENALE ci sono 2 valori che vengono influenzati nei bodybuilder che mediamente hanno una dieta iperproteiche rispetto alla media della popolazione: il BUN (Blood Urea Nitrogen o Azoto Ureico) e la Creatinina.
L’azoto ureico è l’azoto contenuto nella molecola dell’urea (l’azoto non è contenuto solo nella molecola dell’urea quindi il vecchio valore ancora usato in alcuni laboratori di analisi di AZOTEMIA è desueto perchè non distingue solo l’azoto ureico che è la frazione che ci interessa valutare); l’urea è sintetizzata nel fegato nel ciclo dell’urea, ed è il prodotto di scarto del metabolismo dell’azoto contenuto negli aminoacidi che costituiscono le proteine. I valori normali variano da laboratorio a laboratorio a secondo della metodica utilizzata.

Nella metodica più comune l’intervallo di riferimento è: 13-43 mg/dl.

Poiché il BUN è filtrato dal rene un suo innalzamento del sangue potrebbe indicare che il rene non funziona bene e non riesce a filtrare tutto il BUN. Ma spesso così non è poiché l’atleta medio consuma un quantitativo di proteine circa doppio rispetto alla popolazione non atletica. Quindi valori leggermente più alti di azoto ureico rispetto al valore massimo dell’intervallo in una dieta iperproteica (> 1,5 gr di pro/kg) sono NORMALI. Come si fa per capire se è la dieta o il rene che non funziona? si conduce una dieta normoproteica per 7 giorni circa e si ripete il prelievo.
Altro valore del quadro renale spesso alterato è la creatinina. Questa deriva dal metabolismo della creatina e, una volta filtrata dal rene, al contrario del BUN che può essere parzialmente riassorbito, viene totalmente escreta.

I valori di riferimento sono: 0,7-1,2 mg/dl.

Quindi come per il BUN la creatinina aumenta quando il rene non funziona bene.
E nel nostro caso? Bisogna premettere, ricordando quella bella gaussiana disegnata sopra, che gli altleti non rientrano nell’area standard della gaussiana per quanto riguarda la creatinina a causa della loro massa muscolare più importante: più muscoli, più creatina, più creatinina. Semplice, no?!
Chi ha masse muscolari importanti arriva tranquillamente a valori di 1,5-1,6 mg/dl senza aver alcun danno renale.
Se ci aggiungiamo che la maggior parte degli atleti per migliorare le performances fanno uso di creatina esogena, appare chiaro come quei valori di riferimento non siano più attendibili per la popolazione atletica.

Per capire se la creatinina è alta perchè sono un atleta o perchè i miei reni non funzionano bene come faccio? C’è un altro esame più specifico che si chiama CLEARANCE DELLA CREATININA: si raccolgono le urine per 24h, si porta questo bel bustone in laboratorio dove contestualmente verrà fatto un prelievo di sangue per misurare la creatininemia. Il confronto tra la creatinina contenuta nelle urine dell 24h e quella contenuta nel sangue è totalmente dirimente in questi casi.

Fonti:

Medicina di Laboratorio – Mcgraw Hill

Articolo a cura del Dott. Francesco Celso

ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 voti, media: 5,00 di 5)
Loading...

Post Correlati:

© 2017 Bodybuilding-natural.com | P.iva IT 02240410502