La vigoressia. L’ossessione per l’ipertrofia muscolare

La vigoressia è una malattia. L’ossessione per la ricerca dei muscoli è un campanello di allarme di questa malattia e questo articolo vuole essere un manifesto informativo, per coloro che ci si rispecchiano. La necessità di andare in palestra rientra fra quelle forme di ossessione verso i muscoli, lo specchio e la ricerca dell’ipertrofia muscolare.
Anche la parte non muscolare ha degli aspetti di cui tener conto. Anzi, è la prima cosa secondo me da tenere in considerazione, non esistono solo i muscoli,non esiste solo questo mondo, i rapporti sociali, la famiglia, le amicizie, noi stessi, dobbiamo imparare anche a volere e volerci bene.

La vigoressia

A cura del dott in psicologia Alessandro Gullà

Quali sono i processi che sottendono i meccanismi della vigoressia?

I modelli culturali odierni pongono un accento esasperato sull’ l’immagine corporea, intesa come bellezza secondo i canoni della società di riferimento. Tali processi generano sintomi che viaggiano su di una linea retta caratterizzata da disformismo ed ossessioni alimentari.
In passato i disturbi alimentari classici quali bulimia e anoressia erano associati alla figura femminile ma negli ultimi 15 anni questa categoria patologica insieme alla sfera del dismorfismo corporeo hanno subito un cambiamento tale da stravolgere le statistiche inerenti al sesso dei soggetti.

Uno di questi sintomi è sicuramente la vigoressia, altrimenti conosciuta come anoressia reversa o bigoressia.
L’etimologia della parola bigoressia nasce dall’inglese ove big vuol dire grande e Orex si traduce come appetito, il tutto inteso come fame di “grossezza” che trova la sua realizzazione massima nel possedere un corpo vigoroso e muscoloso secondo le aspettative del soggetto.

Ma quali sono le caratteristiche del suddetto disturbo?

7 caratteristiche della vigoressia

Iper investimento sul corpo e ricerca della perfezione fisica

Exercices addiction: detta anche “dipendenza da esercizio fisico o da sport”, un’ossessione sempre più riconosciuta nell’ambito della vigoressia. Con questa terminologia si vuole sottolineare una dipendenza ove non necessariamente si presenti un’abuso quantitativo di esercizio fisico quanto la presenza di sintomi simili alle classiche “addiction”. In un’ottica qualitativa, questa sindrome svolge la funzione di regolatore dell’umore che acquista un ruolo crescente in quasi tutti gli ambiti della propria vita. Un secondo tratto della dipendenza da sport può essere sicuramente ricondotto ai sintomi dell’astinenza, rappresentati dal desiderio persistente e spesso infruttuoso di ridurre l’attività fisica praticata, e il disagio fisico nonché psicologico che ne consegue. Seguendo la stessa traccia potremmo evidenziare comportamenti tipici di soggetti dipendenti quali: eccesso di attività fisica, tolleranza, allenamento solitario, motivazioni ossessive che guidano le attività sportiva. Potremmo inoltre osservare la possibile presenza di disturbi del controllo alimentare associati a tali sindromi come ad esempio anoressia, bulimia, vigoressia.

Tendenza nell’ ingerire cibi iper e ipo calorici a seconda del obiettivo del soggetto: Inutile sottolineare quanto la dieta sia importante nel raggiungimento di un certo obiettivo fisico. Ma nel bodybuilding la parola “dieta” non è riferita solo a quelle condotte alimentari che portano ad una perdita di peso, bensì anche ad un aumento di quest’ultimo che a livelli estremi può incidere negativamente sulla salute dell’atleta o comunque portare effetti contro producenti. Il campo dell’alimentazione in questo contesto assume un ruolo sicuramente delicato in quanto spesso tale condotta non viene studiata in maniera approfondita portando il soggetto alla sperimentazione diete seguite in maniera errata e addirittura nociva per la salute.

Abuso di integratori alimentari: con il termine “integratore” mi riferisco a quei prodotti specifici che hanno l’utilità di colmare le carenze alimentari dovute a intolleranze o alla fatica accusata nell’ arrivare al proprio fabbisogno calorico. Nel campo del fitness non è raro che questi prodotti assumano un ruolo fondamentale ma spesso frainteso da una buona parte degli utilizzatori. Seguendo questa logica lo scopo principale dell’uso di questi integratori non coincide con l’intento alla base della creazione di tali sostanze ovvero quella di colmare le lacune nutritive, il fine ultimo diventa puramente estetico, materializzando un iniziale convinzione che queste sostanze possano incrementare la massa muscolare a discapito di quella grassa, come per magia. Il risultato è la trasformazione dell’oggetto “integratore” in una vera e propria dipendenza che pervade l’utilizzatore seguendo una assoluta convinzione che l’uso spropositato di questi possano avere effetti estetici più evidenti. A livello psicologico un ruolo centrale è giocato dall’ossessione di essere sempre muniti di tali integratori. Nella lotta tra razionalità ed ossessione quest’ultima ha la meglio in quanto anche nei momenti di deficit economico, soprattutto negli adolescenti, le priorità si concentrano nell’acquisto degli integratori portando i soggetti a sacrificare anche esperienze di vita mondana e, nei casi più estremi, può condurre all’isolamento sociale. Anche il senso di colpa gioca un ruolo chiave nei meccanismi psicologici di chi soffre di vigoressia in quanto il mancato uso rituale proteine in polvere, ad esempio, provoca, nelle menti più insicure, un vero e proprio terrore di perdere i risultati ottenuti .

Eccessiva a focalizzazione visiva sul corpo, sui singoli muscoli e sul peso corporeo

Abuso di farmaci anabolizzanti: questo è sicuramente un parametro frequentemente nella vigoressia. In questo frangente mi limiterò citare alcuni studi sugli effetti psichiatrici degli anabolizzanti. Pope e Katz hanno, ad esempio, individuato effetti psicotici associati all’uso di anabolizzanti in due soggetti che avevano richiesto il ricovero in ospedale. Tali effetti erano caratterizzati da sintomi depressivi, paranoici e deliranti. Gli stessi autori condussero un altro studio su diverse persone che usavano steroidi anabolizzanti, la diagnosi fu fatta usando un intervista clinica strutturata. Una parte di soggetti riportava sintomi psicotici quali allucinazioni uditive deliri di riferimento e di grandezza, comportamenti maniacali e depressivi.

Insoddisfazione corporea nonostante lo sforzo profuso per ottenere il fisico voluto. L’ultimo punto sommato all’ossessione del peso corporeo appare particolarmente saliente in quanto sembra materializzarsi un meccanismo di percezione distorta dell’immagine corporea producendo uno stato di insoddisfazione difficilmente spiegabile all’osservatore esterno.

anoressia-maschileIn sostanza nella vigoressia si potrebbe realizzare un effetto simile a quello osservato nell’anoressia: il soggetto anoressico, nonostante la drammatica magrezza, percepisce il proprio corpo come grasso o “rotondo” a causa della diade formata dalle distorsioni percettive e un’alterata rappresentazione dello schema corporeo.
Tali processi possono comportare le seguenti problematiche:
Problematiche fisiche dovute ad un eccesso di allenamento o ad un stile di alimentazione rigido
Problematiche finanziare
Problematiche sociali e familiari dovute allo stato ossessivo che pervade la propria condotta di vita
Una delle possibili cause proposte alla base di tale “patologia” potrebbe essere la genesi di un meccanismo di investimento fisico per raggiungere la perfezione del proprio corpo, per raggiungere obiettivi che traggono la loro origine dalla storia individuale del soggetto. Questo spirito motivazionale verrebbe a sua volta rinforzato dalle distorsioni percettive che, rimandando ad un fisico ancora difettato, alimenterebbero tale circolo vizioso.

Bisogna comunque ricordare che non basta una condotta di vita dedita al fitness e alla corretta alimentazione per definire un soggetto quale “vigoressico”, in quanto tutti i sistemi, semplici o complessi che siano, hanno bisogno di mantenere un equilibrio senza passare da un eccesso ad un altro, rimanendo in una fase centrale caratterizzata da una spinta motivazionale che, in questo caso, sproni gli atleti a superare i propri limiti nel tempo senza sfociare nell’ossessione e nell’abuso delle caratteristiche elencate precedentemente.

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BIBLIOGRAFIA

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SITOGRAFIA

http://www.unicri.it/min.san.bollettino/bulletin_it/1997-4/art6.htm

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