La Caffeina fa Male?

 La caffeina fa male?

Non è raro sentir dire che la caffeina faccia male. Far male, o far bene, è come al solito, una questione di dosaggio. La caffeina fa male, a certe dosi, è utile con dosi più moderate. Cominciamo col dire che la caffeina è la sostanza psicoattiva più diffusa ed utilizzata nel mondo, essendo di libera vendita e dagli effetti più disparati. Sappiamo bene che esiste come alcaloide contenuto nel caffè o come caffeina anidra che è forma purificata che compriamo per i nostri stack pre-workout o qualora si voglia utilizzare come sostanza per migliorare la concentrazione e la memoria.

Molto brevemente, come funziona la caffeina?

La molecola della caffeina è strutturalmente simile all’adenina, un costituente dell’adenosina, che è una molecola che funge da segnale per le nostre cellule. La caffeina si lega al recettore per l’adenosina sito sulla membrana della cellula con meccanismo di inibizione competitiva, cioè impedisce che a questo stesso recettore si leghi l’adenosina. Ora, senza entrare nel merito di potenziale post-sinaptico, stimolazione del sistema ortosimpatico e altri paroloni che risulterebbero supercazzole scientifiche (se volete un giorno ne scrivo approfonditamente), ai più interessa credo sapere l’effetto finale della cosa: un aumento di adrenalina e noradreanlina.

Queste due molecole portano poi a tutte le conseguenza da ingestione di caffeina: aumento del numero dei battiti al minuto del cuore e della forza di contrazione (effetto inotropo e cronotropo positivo), vasocostrizione del letto vascolare cutaneo e viscerale con concentrazione dell’afflusso di sangue nei muscoli (altro motivo per cui la caffeina è sinergica all’assorbimento della creatina), aumento della gluconeogenesi e del rilascio di glucosio dal fegato, ecco perché è tra le poche sostanze, anche venduta come integratori per dimagrire, realmente utile.

Come viene eliminata dal nostro corpo la caffeina?

Il fegato la sequestra al circolo ematico e la metabolizza grazie all’enzima tuttofare citocromo P450, che è una ossidasi a funzione mista che fa un po’ di tutto nel fegato e metabolizza un bel po’ di sostanze circolanti nel sangue che il fegato vuole eliminare. i prodotti di questa reazione enzimatica sono 3 xantine: paraxantina (80%), teobromina (quella del cacao, 15%), teofillina (5%).
Anche questi 3 metaboliti hanno attività sulle cellule prima di essere escreti con le urine.

Intolleranza, dose letale, dipendenza o caffeinismo.


Il nostro organismo, se sottoposto cronicamente ad una sostanza chimica che non provoca danni ma che produce modificazioni sostanziali dell’omeostasi, nel tempo sviluppa tolleranza, ossia mette in atto una serie di modificazioni metaboliche atte a far si che la sostanza in questione possa creare meno disturbo possibile all’omeostasi. Anche nel caso della caffeina si sviluppa tolleranza, precisamente dopo circa 15 giorni di assunzione > di 200mg al giorno.
La tolleranza provoca ovviamente l’attenuazione o scomparsa degli effetti di tale sostanza a meno che non si aumenti la quantità o se ne sospenda l’assunzione per un periodo più o meno pari a quello che impiega il nostro corpo a sviluppare tolleranza.

La dose letale di caffeina (dose letale nel 50% della popolazione esposta alla sostanza, si sperimenta coi topi e non con gli esseri umani ovviamente) è pari a 192mg/Kg quindi quasi 20gr di caffeina (ogni caffè ne contiene 80-120mg) per un uomo di 100 kg, dose difficilmente raggiungibile se non con volontà suicide. Però in letteratura esistono casi di intossicazione da caffeina con un unica somministrazione di 2 gr. Anche in questo caso, chi mai penserebbe di assumere 10 cpr da 200mg di caffeina anidra in unica soluzione?
I sintomi dell’intossicazione da caffeina sono simili a quelli dei farmaci psicostimolanti: tremore, irrequietezza, agitazione, ansia, vampate, minzione frequente, disturbi gastrointestinali, contrazioni muscolari spontanee, pensiero e parola sconnessi, tachicardia, ipertensione.
L’intossicazione acuta in genere si cura con la dialisi.

Il caffeinismo o dipendenza da caffeina si instaura invece già quando un individuo consuma più di 400mg di caffeina al giorno, circa 5 caffè. Gli effetti non sono così gravi come quelli della dipendenza ma possono essere spiacevoli: nervosismo, irritabilità, agitazione, mal di testa, tachicardia.

Attenzione al citocromo P450: poiché questo enzima è il metabolizzatore principale di una miriade di farmaci, tra cui la pillola anticoncezionale e numerosi antibiotici di uso comune come la levofluoxacina (levoxacin) la ciprofluoxacina (ciproxin) e tanti altri (basta spulciare il foglietto della pillola anticoncezionale per scoprire tutti i farmaci metabolizzati dal cit p450). Succede che, se si stanno assumendo questi farmaci, il metabolismo della caffeina sia rallentato perché compete con i farmaci per lo stesso sito attivo dell’enzima, e di conseguenza, dosi minori di caffeina producono un effetto maggiore.

Risorse:
Come assumere la caffeina?
Caffe espresso o caffeina in polvere?

Disclaimer: lo scopo di questo articolo è puramente a scopo divulgativo e pertanto ogni responsabilità per eventuali errori, informazioni non aggiornate o imprecisioni presenti viene declinata: tale articolo deve in alcun modo intendersi come sostituto a prestazione professionale del proprio medico biologo nutrizionista: l’uso di queste indicazioni è quindi a carico del lettore, che se ne assume il rischio.

Fonti:

Examine – Caffeine
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